Autonomia e Diritti
“Siamo esseri umani, abbiamo diritto al sesso, all'amore, al piacere”. Ritorniamo sul tema della affettività e della sessualità dei disabili. Esperti, associazioni, famiglie cercano risposte ad un problema che non può essere più trattato come un tabù.
06.07.2009
Ci siamo già occupati, nei numeri passati di Riabilitare news, di un tema delicato e difficile come è quello della possibilità/impossibilità per un disabile di vivere una vita affettiva piena, nella quale anche la sessualità trovi lo spazio per esprimersi. Possiamo anticipare che il tema sarà oggetto- nell’articolo successivo- di una conversazione con uno degli esperti più autorevoli, in questo campo.
E’ dagli anni ’80 -nel momento in cui il disabile comincia a meritare una considerazione nuova, non come eterno bambino ma come persona che cresce e si fa adulta- che diventa più difficile, per gli operatori e i familiari ignorare questo capitolo. Diventa più difficile non prendere atto di tutti gli impulsi, le emozioni, le curiosità, le attese, che anche il disabile vive nel suo corpo e nella sua psiche.
Oggi, sono a volte i grandi giornali a tornare sull’argomento. Ma se se ne scrive, è perchè non viene meno la curiosità per qualunque cosa che abbia il sapore del proibito. Recentemente sono apparsi titoli di questo genere :” Marien, escort dei disabili "Col sesso faccio del bene". Dopo undici anni di attività occulta, la squillo è uscita allo scoperto”.
Quale la strada che i disabili possono percorrere per arrivare ad un appagamento erotico e sentimentale? Se questo è l’obiettivo, purtroppo, come si ricava facilmente, non solo leggendo gli articoli pubblicati dai quotidiani, ma visitando, su Internet, i tanti siti che affrontano il problema, la masturbazione e il sesso a pagamento sono per ora l’alternativa possibile. E continua a fare notizia la scelta di una squillo che si specializza nell’offrire ai disabili (duecento euro a prestazione chiede  la spagnola Marien, come spiega nella sua intervista al El Mundo) un po’ di amore, interpretando il suo lavoro come “ un servizio sociale”.
Fece scandalo –la cosa toccava da vicino un pezzo di mondo cattolico- l’iniziativa di quelle suore che non erano state capaci di dire di no ad un povero ragazzo paralizzato, ricoverato in un ospedale di Oxford, che aveva espresso il desiderio di provare, almeno una volta, cosa fosse il sesso. Ed era stata chiamata una prostituta.
Recentemente, contro la rinuncia, contro l’astinenza sessuale obbligata, si è fatta avanti la figura dell’assistente sessuale, che ebbe in Olanda, nei primi anni ’80, il suo lancio. Su superando.it, è possibile rileggere un interessante contributo di Piero Stettini, psicoterapeuta e sessuologo, (“Sessualità: al di là dell'handicap”) sul tema degli "assistenti sessuali" delle persone con disabilità, presenti in altri Paesi europei.
E’ un testo che si apre con due paragrafi che ci permettiamo di sottoporre all’attenzione di chi ci sta leggendo per le informazioni che ci offre sulla realtà italiana a confronto con quanto capita all’estero:
“Introduzione
Il bisogno fondamentale di ogni essere umano è quello di essere amati e desiderati, e quello di amare. È un bisogno non cancellato dalla presenza di una disabilità, che può anzi renderlo più acuto. Infatti, la sofferenza che discende da una vita mutilata dell’amore e della sessualità può essere grande e influenzare tante altre aree dell’esistenza - dal benessere fisico a quello emotivo al grado di autostima - come conferma anche un’indagine partita qualche anno fa con il supporto della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e condotta tramite un questionario denominato Sessualità senza barriere, pubblicato da «DM», giornale nazionale dell'Associazione. E d’altra parte, la stessa ricerca metteva in evidenza una pluralità di modi attraverso cui persone con disabilità fisica sperimentano sensazioni, vissuti e relazioni sessuali, superando ostacoli sul piano fisico, psicologico, ma anche sociale e culturale. È importante poi ricordare, parlando di handicap e sessualità, che non esiste una sessualità “a parte”, per così dire “minore” o “danneggiata”, tipica delle persone disabili. Esistono piuttosto individui che, a causa di un handicap fisico o psichico, possono trovare difficoltà nel costruire ed esprimere la loro sessualità. Difficoltà a realizzare l’atto sessuale, a portare avanti una gravidanza, a conciliare vita affettiva e condizioni di dipendenza, a sentirsi degni di essere desiderati e di desiderare e amare a propria volta.
L’assistenza sessuale
Il problema dei “servizi di assistenza sessuale” è da tempo dibattuto ed esistono in Europa organizzazioni di questo genere già a partire dai primi anni Ottanta. Si tratta di associazioni come la SAR (Associazione per Relazioni Alternative) nei Paesi Bassi, il SENIS in Germania e altre simili, attive nei paesi scandinavi, che offrono, per i disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, prestazioni sessuali e/o di “tenerezza”, dietro remunerazione, da parte di assistenti formati appositamente, che si recano al domicilio o negli Istituti. In Olanda, in certi casi, i servizi di questi assistenti sessuali vengono persino rimborsati dall’Ente per la Sicurezza Sociale. Le problematiche poste da tali servizi sono molte e complesse, perché attengono da un lato al bisogno di espressione del potenziale sessuale delle persone con disabilità, dall’altro alla realtà densa e multifattoriale della sessualità, che chiama in causa non solo la pelle e i genitali, ma anche le emozioni, i sentimenti e le relazioni.
Un altro aspetto ancora riguarda poi gli interrogativi che realtà come queste pongono sul piano etico…”
Visto il compito che ci siamo dati, di introdurre con alcuni richiami alla cronaca di questi anni l’intervista al professor Andrea Mannucci, non possiamo trascurare il sondaggio del 2006 proposto ai navigatori da Disabili.com, che rivelò il favore di 8 disabili su 10 per l’assistente sessuale.
“Il popolo di Disabili.com non ha evitato dunque di esprimersi su un tema così delicato come quello che nasce dall'accostamento di due temi ancora tabù: sessualità e disabilità.
Il sondaggio nasce in seguito alla notizia che in Svizzera svolgono regolarmente la loro attività 10 assistenti sessuali professionisti, che propongono ai disabili psichici che lo richiedono massaggi, carezze, esperienze sensuali e giochi erotici.
Sono sei donne e quattro uomini: dopo aver seguito un corso di formazione svolgono questa attività a una tariffa di 150 franchi (100 euro circa) l'ora.
In questo caso si tratta di disabili psichici, ma evidentemente il problema riguarda anche molti disabili motori che - a seconda delle patologie - si trovano in difficoltà nel momento in cui hanno bisogno di espletare normali e consuete pulsioni sessuali.
La testimonianza sta nei risultati del sondaggio proposto da Disabili.com: il dato del 77% dei favorevoli va suddiviso tra chi "prenderebbe in considerazione questa proposta" (44%), chi l'accetterebbe data la presenza di professionisti (26%) e chi, infine "non ne farebbe uso, ma non ci vede nulla di male" (7%).
Ma un buon 5% dei navigatori non approva l'iniziativa perchè "sarebbe come legalizzare la prostituzione".
Giudicare il risultato dal punto di vista di chi la disabilità non la vive rischia di essere fuorviante.  Un navigatore del sito scrive infatti: "Invito chi confonde l'amore con il sesso, o chi fa Professione di romanticismo per negare il diritto alla sessualità dei disabili, a spersonalizzarsi per un attimo, a spogliarsi di pregiudizi culturali e/o religiosi, per immedesimarsi nello strazio interiore di chi, per un handicap fisico o psichico, non può fare sesso come chiunque".
L'esperienza sessuale è un bisogno fisico primario e in quanto tale va soddisfatto.
Dal momento che chi soffre di qualche disabilità spesso non riesce ad aver alcun tipo di rapporto, questa iniziativa potrebbe essere una soluzione terapeutica valida: "... non importano i mezzi, importa il fine", scrivono molti dei diretti interessati”.
(continua)

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